UN ARTISTA IN CINQUE GOCCE | 5 gocce di Giovanni Gaggia

Rimango sempre molto colpita dalle collaborazioni tra artisti, le trovo eccitanti e miracolose… due personalità ed universi paralleli lontani e diversi che trovano il modo di dialogare ed esprimere qualcosa di nuovo e  originale, come ha dimostrato qualche mese fa la performance di  M.Abramovic e Lady Gaga.

 Certo, si tratta anche di grandiose operazioni di mercato, ma c’è dell’altro nell’esperienza della “collaborazione” tra artisti, 
una “sintesi” che propone con linguaggi diversi ma “confluenti” un prodotto artistico che non coincide con la pura somma di tecniche proprie dei diversi ambiti artistici, ma è il risultato  della loro “combinazione ” creativa.
  Io vi racconterò una collaborazione tutta italiana, molto poetica, quella dell’artista Giovanni Gaggia che ha  collaborato durante la performance “La Processione di Carletto” con Simona Bramati e Michele Mariano attraverso una performance  che verte sull’atto del cucire.

vestizione di Carletto da sinistra M.Mariano. Giovanni Gaggia e Simona Bramati, ph © M.Luminari

Vestizione di Carletto da sinistra M.Mariano. Giovanni Gaggia e Simona Bramati, ph © M.Luminari


1. Giovanni, mi spieghi in cosa consiste la tua performance con  Simona Bramati e Michele Mariano ne”La processione di Carletto”?

G.G: La processione di Carletto di Simona Bramati e Michele Mariano è un cammino: due artisti, due asini ed un cane attraversano l’Italia dal Molise al Friuli, superando e visitando Venezia in tempo di Biennale. La metafora che vi leggo è, a mio avviso, forte e condivisibile. L’arte si riprende il suo giusto tempo, quello lento, quello della natura, tempo dell’alba e del tramonto. Un tempo scandito dalla meditazione, amplificata da un fare calmo e graduale. In questo caso, il camminare è lo stesso fare che vi è in tutto il mio lavoro, dalla performance al disegno al ricamo, ed è quest’ultimo che lega me alla processione di Carletto. Un tempo che abbandona la velocità di comunicazione, che lascia le 120 battute di twitter, che si dimentica dei media e, passo dopo passo, getta dallo zaino ciò che meno conta preoccupandosi soltanto della poesia.

2. Come mai hai sentito l’esigenza di interagire con la performance della Bramati? Mi racconti come è avvenuta quest’interazione?

G.G: Ci sono degli artisti con i quali la sintonia è innata, vi è una profonda stima professionale reciproca ed una grande intesa umana, Simona  è uno di questi. Quindi quando uno di questi si muove con un progetto politico (nel senso etimologico) e artistico, io rispondo sempre e ci sono. Del resto, non è la prima volta che collaboro con altri artisti attraverso il linguaggio  della performance, come nel progetto Sponge.

3. Cos’è a livello simbolico per te l’atto del cucire nel tuo linguaggio performativo?



G.G: In parte ho già risposto, è lo scandire il mio tempo e l’ amplificare con il gesto il mio pensiero. Il mio cucire passa per la pelle, la tiene unita, passa per il muscolo per eccellenza, il cuore, che lo stringe e lo aiuta a pulsare.

4. Nella tua vita…cuci? Se si, in quali occasioni?
G.G : Nella mia vita cucio un po’ banalmente: so rimettere i bottoni, so rammendare qualsiasi cosa. Nel mio fare arte ricamo, al momento e spesso, cucio cuori. L’ultimo cucito vero e proprio è il manto, la gualdrappa di Carletto: un tessuto damascato nero nella parte centrale con un grande cuore anatomico ricamato con filo dorato, frange nere e lunghe ai lati.
5. Cosa ti auguri per l’arte in Italia?

Di tornare a pulsare, di preoccuparsi di cose vere, di elementi che fanno parte della vita di tutti, di tornare a far emozionare e far sognare.

vestizione_G.Gaggia ph © M.Luminari

G.Gaggia ph © M.Luminari

Grazie! Ci vediamo venerdì con un altro splendido artista!

Un bacio!

Vostra

Daniela

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