…Conoscendo Roberto Mutti : critico fotografico

Ragazzi! Sono onoratissima di postarvi l’intervista ad un fine intellettuale, giornalista, critico e docente di fotografia: Roberto Mutti!

Ecco a voi:

Ciao Roberto, ci racconti qual è la tua professione?

Da molti anni mi occupo di fotografia a trecentosessanta gradi e su più livelli che posso così indicare in modo schematico: come giornalista scrivo da circa trent’anni sulle pagine milanesi de la Repubblica su cui ho segnalato migliaia di mostre e di autori; inoltre ho collaborato con molte testate di settore, ho diretto per sette anni il bimestrale “Fotopratica” e attualmente sono il direttore della rivista on line Kairòs Magazine. Come docente ho insegnato linguaggio e storia della fotografia in diverse scuole e attualmente all’Istituto Italiano di fotografia e all’Accademia del Teatro alla Scala fin dalla sua fondazione. Come critico indipendente ho curato moltissime mostre di autori affermati e di emergenti e, siccome amo molto scrivere, ho firmato un bel numero di libri, cataloghi, monografie, saggi. Come organizzatore faccio parte dei comitati scientifici del MIA e del Photo Festival di Milano. Comunque quando mi chiedono di riassumere la mia attività con una definizione rispondo “critico fotografico”.

 Cos’è per te l’arte?

Domanda difficile. L’arte è la capacità di far emergere la propria personalità e creatività con opere capaci di assumere un valore assoluto e nelle quali anche altri possano riconoscersi. Comunque l’arte la si riconosce perché quando la si incontra si è attraversati da una sensazione intensa e piacevole. 

Cos’è per te la bellezza?

Domanda ancora più difficile. La bellezza è l’elemento che sa conciliare la materialità quotidiana e la tensione estetica. La bellezza non è un dato soggettivo (dire che è bello ciò che piace è una sciocchezza perché non necessariamente ciò che piace è bello) ma al contrario è un dato in cui un’epoca o un popolo o un gruppo può riconoscersi. Ma attenzione, l’estetica non è nulla se non si concilia con l’etica.

Quali sono i tuoi fotografi preferiti?

Tantissimi perché ognuno mi ha regalato qualcosa di straordinario. Comunque ci provo. Fra i ritrattisti August Sander, fra i fotografi di architettura Gabriele Basilico, fra i paesaggisti Luigi Ghirri e Ansel Adams, fra i reporter Gianni Berengo Gardin, Robert Frank e i francesi della photographie humaniste, fra i fotografi di ricerca Man Ray, Luigi Veronesi, Nino Migliori, Ugo Mulas, Maurizio Galimberti, fra gli still lifers Irvin Penn, fra i fotografi di moda Richard Avedon, fra gli outsiders Diane Arbus, Jacques Lartigue,Mario Giacomelli. Qui mi fermo ricordando che il mio giudizio è anche influenzato dal fatto che molti di questi citati sono (o, ahimè sono stati) miei amici e di alcuni possiedo anche delle fotografie nella mia collezione. Comunque ho escluso i tanti giovani che apprezzo, a cui voglio bene e con i quali lavoro per farli affermare.

Arte e Fotografia…c’è bisogno ancora di suddividere le due categorie?

La fotografia è un’arte e su questo siamo d’accordo. Tuttavia da tempo si fa strada una tendenza critica che sostituisce sempre più spesso il termine fotografo con artista. Non sono per niente d’accordo un po’ perché questa inflazione del termine artista ne svaluta il valore e un po’ perché fotografo è una parola bellissima che vale la pena di continuar ad usare. Quindi certo che è meglio ricordare che sono due categorie diverse e insieme simili. Soprattutto nel nostro paese che fatica ad apprezzare la fotografia come dimostra il Museo del Novecento di Milano che è nato senza dedicarle neppure un piccolo spazio.

Cosa consigli ai giovani fotografi italiani? 

Studio costante, determinazione, umiltà intellettuale, capacità organizzativa. Frequentate le mostre e leggete libri e cataloghi. Mai essere autoreferenziali o ego riferiti: non serve.

Che rapporto c’è, se c’è, tra fotografia e femminile?

La questione la pongo in un altro modo: la fotografia è giovane così nella sua storia non ha mai escluso le donne (come hanno fatto la pittura, la letteratura, la filosofia magari ostacolandole nello studio) che hanno quindi avuto più possibilità di affermarsi. Poi non credo molto al fatto che esista una specifica “sensibilità femminile” semmai credo molto nel fatto che le donne si trovano benissimo nel mondo della fotografia che stanno nobilitando con il loro estro. E questo vale soprattutto per l’epoca contemporanea più di quanto non sia stato nel passato.

Qual è il tuo intellettuale preferito?

Da ragazzo, leggendo “Apocalittici e integrati”, ho cominciato ad ammirare Umberto Eco per la sua cultura trasversale, per la sua capacità di coniugare i livelli alti e bassi, per il suo acume. Da allora ho continuato a considerarlo il mio intellettuale di riferimento.

Quale mostra ti ha maggiormente colpito ultimamente?

La stagione è appena iniziata per cui citerei la mostra di Phil Stern sullo sbarco degli alleati in Sicilia nel 1943 esposta allo spazio milanese del Credito Valtellinese. Ovviamente fra quelle da considerare non ho tenuto conto di quelle che ho recentemente curato io: ci mancherebbe altro che non mi avessero colpito.

Quali sono i luoghi della fotografia/arte contemporanea che consiglieresti di frequentare a chi è appassionato di questo linguaggio?

Per prima cosa consiglierei di frequentare sempre ogni galleria o spazio espositivo tentando sempre di andare alle vernici per conoscere gli autori ed entrare nell’ambiente. Altra bella idea è quella di frequentare i festival che sono sempre più numerosi. Anche perché amo molto la Francia direi che imperdibili sono i Rencontres di Arles che si tengono ogni estate e il Mois de la Photo che si tiene ad anni alterni a Parigi.

Qual è il tuo piatto preferito?

Cucino benissimo la trippa, la zuppa di pesce, i moscardini affogati, le lasagne di pesce e adoro la frittura mista. Se proprio devo scegliere un solo piatto mi “accontento” degli spaghetti allo scoglio ma sono esigentissimo, devono essere perfetti.

L’ultimo libro che hai letto?

Un tempo mi concentravo su uno per volta, ora anche per ragioni di studio ne apro anche tre per volta. Quello che però mi ha più emozionato per il livello di scrittura è “Il fondamentalista riluttante” di Honsin Hamid.

So che sei venuto a vedere la mia mostra Mystic World, quale opera ti ha colpito maggiormente e Perché?

 “La Madonna di Sky” per la delicatezza e l’ironia sottile.

Grazie! In quale colore ti piacerebbe “nuotare” in questo momento?

Il rosso e il giallo, colori solari e vitali, sono i miei preferiti. Comunque mentre scrivo indosso un maglione rosso fuoco.

 

Grazie Roberto!!!

A domani Ragazzi,

un abbraccio

Dani

La madonna di sky con sottile linea rossa, © Daniela Cavallo

La madonna di sky con sottile linea rossa, Daniela Cavallo

 

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3 pensieri su “…Conoscendo Roberto Mutti : critico fotografico

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