I Luoghi comuni dell’arte

Arriva sempre un momento nella vita di un artista in cui ti fanno il discorso ( se siete artisti professionisti vi sarà capitato sicuramente)…delle Classi: Classe A e Classe B, come nel calcio.

Galleristi e critici “intellettuali” si vestono da arbitri e gestiscono classifiche relative alla classe attribuita all’artista. Inizialmente, quando me ne parlò un importante gallerista degli anni Ottanta, non volevo crederci ed ancora oggi non ci voglio credere.

Per fortuna non tutti sono così e non sempre accade ciò.

 

Recentemente però, un altro grande PR mi ha parlato di Classe A e B rivelandomi uno dei criteri che concorre a determinare la classificazione: il modo di vestire e proporsi di un artista…bisogna vestirsi in un certo modo, ragazzi! Mica pizza e fichi!

Condizionamenti e classi “sociali” crescono in modo direttamente proporzionale.

 

Io, facendo un lavoro di ricerca,  ultimamente ho dovuto per forza interfacciarmi  con interlocutori esteri, e finalmente ho trovato un terreno fertile, al di sopra di queste stupide gabbie borghesi, molto italiane e troppo provinciali.

 

A costo di esser retorica (ma meglio esser retorica che deficiente), credo che l’essere artista sia intimamente legato alla ricerca della realizzazione più profonda della propria espressione di sé: e io, per quel che mi riguarda, non mi sono fatta mai troppi problemi su come vestirmi, mi vesto come mi piace, rispetto me stessa e cerco di preoccuparmi di cose più importanti.

 

Credo che, finché nel sistema ci saranno “intellettuali” che baseranno il loro giudizio su criteri e dogmi estetici di tale “spessore” teorico, l’ arte non potrà emanciparsi da ciò che attualmente la rende troppo ossequiosa nei confronti di un ambiente, a lei estraneo, che la vorrebbe totalmente e permanentemente al suo servizio.

E’ ora che gli artisti abbiano meno paure e più coraggio. E si esprimano in libertà.

E’ questo che dobbiamo fare, ragazzi…altrimenti, avremmo scelto un altro lavoro!!!

 

Vi posto una foto del 2011, della serie  “New Day, New World”, titolata “It’s your  rain” e vi saluto con un appuntamento qui sul blog

Ogni venerdì? che ne dite? L’argomento sarà sempre quello dell’arte, da svariati punti di vista e anche con qualche ospite 🙂

Cosa ne pensate?

Un bacio, neoromanticamente vostra

Dani

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6 pensieri su “I Luoghi comuni dell’arte

  1. grazie per aver parlato di questo argomento, non conoscevo l’esistenza di vere e proprie categorie che hanno perfino un’identità ufficiale come CLASSE A e CLASSE B, ma di certo mi era chiaro che tali classi ( e anche molte altre ) sono presenti e utilizzate dai più. Personalmente parlo da fruitrice non lavorando ancora nel mercato dell’arte, ma mi basta andare ad una mostra in una galleria per cogliere questo clima che paradossalmente è la cosa più estranea e meno coerente all’ ARTE, potrei sbagliarmi ma ritengo che l’arte sia diventata (forse lo è sempre stata nella sua forma canonizzata ed più uffciale) un’intrattenimento e non una via per l’evoluzione, la comprensione o anche solo l’espressione sincera di un’idea, concetto o emozione. Intellettualismo e snobismo oltre che ipocrisia sono le parole che spesso affiorano alla mia mente quando mi capita di frequentare determinati ambienti che invece ci si aspetta siano i luoghi preposti alla cultura e alla condivisione delle idee. Fortunatamente questa è una generalizzazione e esistono anche artisti e curatori che non si prestano a tale sistema privo non solo di cuore ma anche di cervello, un artista va valutato per le proprie opere non per il proprio vestiario. L’impressione che personalmente ho io, è che nella maggioranza dei casi, la qualità di un opera ( sia di contenuto che di forma) sia l’ultimo criterio considerato (quando lo è) , ciò dovrebbe spingere gli artisti a non prestarsi a tali situazioni anche perchè questa è una svalutazione di se stessi e della propria identità controproducente a lungo andare infatti tale meccanismo è di stampo mondano si presta ovviamente alle regole della moda passeggera per antonomasia…se un’artista è valutato e accettato per criteri come questo che sono in continuo cambiamento dovrà cambiare il proprio linguaggio in continuazione che può anche essere un bene se tale cambiamento è generato da un impulso profondo ma non se è generato dalla semplice rincorsa al successo, infatti se uno dei criteri è come si veste un altro immagino che i criteri per la valutazione delle sue opere rispondano a meccanismi altrettanto superficiali. D’altra parte non perdo la speranza grazie agli spazi che dici di aver finalmente trovato, perchè se c’è un’artista che esce da tali diffusi meccanismi credo possa essere tu! auguri per tutto!

    • Cara Valentina, sono stata un po’..”estrema”, i vestiti sono una metafora (ma neanche tanto… guarda).
      È che sento questa tensione verso la superficie invece che verso la dimensione più profonda delle cose, che oggi è del tutto anacronistica.
      C’è un fortissimo desiderio ovunque di recuperare: valori, concetti, bellezza e il mondo dell’arte sembra ancorato agli anni 90.
      Ma non tutto e non sempre è così.
      Ti ringrazio del tuo prezioso pensiero.
      Io amo l’arte e mi piace che se ne parli.

      • anche io sono stata estrema in coerenza con il tuo intervento. il vestiario non è necessariamente il singolo vestito o il paio di scarpe che uno porta ma il suo look, e la sua immagine, e tutto il contorno dello stesso fra cui come si presenta l’artista rispetto al mercato dell’arte e al pubblico, inoltre allargando il termine metaforicamente il vestiario può includere il modo in cui sono presentate opere, lavori, progetti spacciati spesso per ciò che non sono. Vedo poca onesta intellettuale da parte di molti artisti contemporanei e vedo poco interesse da parte di curatori e gallerie di rischiare e proporre opere magari interessantissime ma che in questo momento non sono di moda . C’è da dire che tutto questo è specchio della società in cui viviamo: l’arte lo è sempre. Se vanno certe cose c’è un motivo, se certi meccanismi attecchiscono è perchè lo si permette. la cosa che mi sembra di notare è che in molti casi si vuol spacciare aria fritta per filosofia, il livello culturale è spesso infimo ma non perhcè non ci sono idee o spunti interessanti da proporre, ci sono eccome! solo che ottengono difficilmente spazio e visibilità. questa è la mia opinione

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