Nuova Stella a 5 punte: Monnalisa Bracchi

Ritratto © Monnalisa Bracchi

Ritratto © Monnalisa Bracchi

Ciao Ragazzi!

Avete passato un Buon Natale?

Bene! Oggi conoscerete Monnalisa, sta finendo i suoi studi di grafica ad Urbino e anche lei ha fatto Brera. Io trovo che non ci sia niente di più commovente al mondo di ascoltare qualcuno che parla della propria passione con entusiasmo, come quando vi raccontano di una ricetta ben riuscita oppure qualche amica vi descrive il suo nuovo fidanzato…a volte capita anche agli artisti, quando parlano della propria arte e, Monnalisa è una di loro, vi sedurrà con il suo amato inchiostro…ma eccola:

Studio 3, © Monnalisa Bracchi

Studio 3, © Monnalisa Bracchi

1. Ciao Monnalisa! Ci racconti cosa ti ha dato il percorso di studi che hai fatto all’Accademia? Cosa Stai facendo ora?

MB: Ciao a te! Diciamo che l’Accademia mi ha fornito una strada. Quando mi sono trovata a dover scegliere cosa fare dopo le superiori ho fatto un vero e proprio salto nel buio. Avevo provato solo una volta a fare un lavoro grafico, che se ben ricordo era una puntasecca, forse una rivisitazione di Guernica. Io studiavo pittura, ma quella piccola incisione mi ha incuriosito come niente riusciva più a fare. È stata una piacevole novità. Così quando ho dovuto scegliere, ho scelto Grafica d’Arte. Non conoscevo la materia, non avevo mai visto mostre di grafica, non avevo nemmeno nei miei studi affrontato mai l’argomento. Ma ne ero estremamente attratta. Ci ho provato ed ha funzionato.  Ora che il triennio l’ho finito, sono su una strada, quella del linguaggio grafico, unico linguaggio con cui sento di poter agire nel mondo. L’Accademia ti insegna tante cose, tutte soggettive. Penso che la cosa che ti fa capire di più è la consapevolezza dei tuoi obiettivi e ti fa ben capire cosa vuoi fare veramente nella vita. A me ha lasciato questo. Ho avuto incontri e scontri, sia dal punto di vista umano che burocratico e organizzativo. Ho capito esattamente quel che volevo, e quel che pretendevo dal punto di vista dell’istruzione. Così fissati i miei obiettivi, ho cercato ciò che per me in questo momento è il meglio. Ora io sto crescendo a Urbino,  dove frequento il Biennio Specialistico in Edizioni e Illustrazioni per la Grafica d’Arte.

2. Bravissima! Come ti vedi tra 5 anni?

MB: Spero di aver le mani ancora sporche d’inchiostro. 

3. Chi sono i tuoi “Maestri”?

MB: Di maestri, se ne scelgono ogni giorno. Magari un artista che per un certo periodo non ti interessava ora ti suggerisce le risposte alle tue domande. Magari un nome sentito, suggerito può diventare il tuo interesse del momento. Sono sempre disponibile a nuove proposte, soprattutto se non le conosco. Sicuramente ho una preferenza per l’arte del ‘900, soprattutto il primo periodo del dopoguerra, gli anni 50 e 60. Diciamo dalla nascita dell’astrattismo. Mi interessa quel tipo d’arte segnica, gestuale in cui il segno trova una sua emancipazione, si libera delle sue precedenti funzioni per esistere nella propria autonomia, vivendo di nuove valenze descrittive, rappresentative ed evocative. Quando le forme non contengono più l’immagine del mondo esterno, quando l’artista non nomina più ma esprime; quando tocca allo spettatore cogliere il significato di ciò che è stato espresso; quando la forma è per sua natura indeterminabile, inafferrabile. Quel genere d’arte che si avventura nell’interrogare se stessa. 

Studio 13, © Monnalisa Bracchi

Studio 13, © Monnalisa Bracchi

Se devo parlare strettamente dell’ambito grafico, diciamo che anche io ho dei preferiti. Guido Strazza, Giulia Napoleone, Clemente Fava e ultimamente ho un costante interesse per Renato Bruscaglia, importantissimo maestro urbinate, profondo indagatore del paesaggio.

4. In quale tecnica ti “riconosci di più”? Ci parli un po’ dei tuoi  lavoro che abbiamo pubblicato sul Blog?

MB: La tecnica è sicuramente la calcografia. È un linguaggio misterioso e poetico. La trasformazione o metamorfosi del metallo se intaccato dall’acido è una realtà che ancora mi affascina. E ogni volta fino alla fatidica prova di stampa non hai la certezza di niente, non sai bene come la temperatura, l’umidità, la luce, la forza dell’acido stesso, come abbiano plasmato la tua immagine sulla lucente superficie di zinco. Ecco questa tecnica ti insegna cos’è la pazienza, è capace quindi di insegnarti un atteggiamento verso il lavoro che è applicabile anche alla vita comune di tutti i giorni. È straordinaria. Da sempre vedo persone che per la prima volta provano questa tecnica e se ne innamorano. Come del resto è sempre stato in passato, artisti che si esprimono con altri linguaggi e che inciampano nella calcografia, per poi non abbandonarla più. Uso sia le tecniche dirette che indirette, puntasecca, maniera nera e ultimamente il punzone, acquaforte, acquatinta e maniera pittorica. Spesso le uso tutte insieme.

Studio 3 © Monnalisa Bracchi

Studio 3 © Monnalisa Bracchi

I lavori che potete vedere, diciamo che sono molto diversi tra loro, ma sono frutto di un preciso percorso di crescita iniziato il primo anno di Accademia. Ho sempre indagato le superfici. Inizialmente, perchè da qualche parte bisogna cominciare, ho scelto quello che conoscevo meglio, il corpo umano. Ovviamente la pelle non poteva essere che il primo passo di una mia ricerca. Ma su essa ho cercato, quelli che sono i segni, le tracce del tempo, volendo guardare con metodo scientifico il minimo particolare per farlo riemergere e dargli un’altra valenza, riconoscerlo tra milioni di altri segni, tracce, rughe del tempo e renderlo importante. Poi ho piano piano allontanato lo sguardo, vedendo una prima interazione di questo corpo con ciò che sta intorno. Superfici del corpo che mascherate da altre, si colorano di nero, ombre che appaiono, assenza di luce. Per continuare poi a fare un ragionamento sul nero e il bianco, sulla presenza e l’assenza. Leggevo “Arte e percezione visiva” di Rudolf Arnheim, il capitolo che riguarda la luce, e mi sono imbattuta in una frase che diceva che anche la luce nasceva da un buio primordiale. L’esistenza di qualcosa di primordiale mi ha attratto così ho cercato di creare attraverso l’uso della tecnica grafica tradizionale quel buio primordiale, stratificato da ancora una volta i segni del tempo. Quel nero, primordiale, quel principio che ho anche associato a uno scavare dentro se stessi per poter riscoprire me stessa, un proprio inizio, un principio, non è un nero assente, è origine, è creazione. 

particolare studio 1, © Monnalisa Bracchi

particolare studio 1, © Monnalisa Bracchi

Ma poi nuovamente ho sentito la necessità di allontanarmi dalla mia identità e mi sono accorta che non sono sola. Da poco ho ripreso a disegnare, dopo un blocco di quasi tre anni. Ho riscoperto una libertà di movimenti, una gestualità più istintiva, veloce, frenetica, più simile a me ora come ora.  Mi trovo molto bene con il carbone, essendo un elemento naturale riesce a restituirmi quella materialità propria dell’elemento naturale che mi appunto sul foglio. Mi piace perchè non devo curarmi di errori o sbagli perchè ogni segno si plasma con il successivo mescolandosi, combinandosi in una materia ricca di sfumature. È un’immagine stratificata quella che si crea sul foglio bianco, ogni segno depositato si stratifica fino a essere definita forma, proprio come stratificata è la terra che compone i colli urbinati che mi circondano ogni giorno. Quindi il mio sguardo si è allontanato di nuovo e per ora rimane posato sulle superfici increspate di questa natura che è così viva intorno a me.

5. Dov’è la Bellezza nel tuo Quotidiano? 

MB: I colli urbinati. Una meraviglia per gli occhi e l’anima che ancora dopo quattro mesi ogni giorno mi tolgono il fiato. Ogni giorno mi capita di buttarci l’occhio e ogni giorno è come fosse la prima volta che li vedo. La luce che li colpisce, inafferrabile, rivela qualche particolare che il giorno prima aveva nascosto. Quei colori, quei campi arrampicati, quelle linee ondulate che ne creano la superficie non mi fanno stare ferma. Mi ricordano onde del mare, mi trasportano in viaggi mentali, dove tutto può essere e non essere al tempo stesso. Un mare agitato, irrequieto, che a me si mostra trasformato in materia, terra, erba, campi e sostanza. È incantevole. Io mi ci perdo. Mi perdo nella contemplazione, risucchiata in queste onde, linee, campi, terra, erba, verde e marrone.  Ne traccio il profilo sulla carta e ne racconto le infinite sfaccettature. Potete seguirmi all’indirizzo: http://bracchimonnalisamsfb.wordpress.com/

Studio 6 © Monnalisa Bracchi

Studio 6 © Monnalisa Bracchi

 

Grazie Monnalisa!

Ragazzi noi ci vediamo il 3 Gennaio con una delle mie preferite fotografe che si svelerà nella rubrica: un’artista in 5 gocce!

Statemi bene

Vi Abbraccio

Daniela

 

 

 

 

 

 

Share Button

2 pensieri su “Nuova Stella a 5 punte: Monnalisa Bracchi

  1. Pingback: intervista | MONNALISA BRACCHI

  2. Pensavo di conoscere Monnalisa, ma questa intervista mi ha commossa per la profonda sensibilità e maturità acquisita.
    Brava, prosegui così……..

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *