Un progetto in 3 parole/ Femminile, plurale/ con Alessandra Redaelli

Ciao Alessandra!

Partiamo subito con le domande sul tuo nuovo progetto! Ecco la prima:

 1) Spiegheresti agli amici del blog cosa ti ha spinto a promuovere questo progetto sul femminile e che cos’è brevemente?

A.R: Voglio dimostrare che le artiste italiane, oggi, hanno tanto da dire proprio in quanto donne, e riescono a farlo con grinta e determinazione, senza concessioni agli stereotipi di genere e tuttavia con un linguaggio tutto loro, autenticamente femminile. Troppo spesso quando ci si trova a gestire una mostra “al femminile” (e lo stesso si può dire con tutto ciò che viene definito per genere) esiste un forte rischio di cadere nell’ovvio, nelle “quote rosa”, in una sorta di autoghettizzazione.

Alessandra Redaelli

Alessandra Redaelli ph © (post-produzione © Daniela Cavallo)

Ecco, questo è ciò che la rassegna Femminile, plurale non farà. Su tutto domina una nota di scanzonata allegria, di risolutezza serena, che è poi, a mio parere, la caratteristica distintiva della donna.

La rassegna si articola in tre mostre che vedranno coinvolte una trentina di artiste, tutte italiane (o comunque fortemente legate all’Italia sia dal punto di vista artistico che da quello territoriale) e quasi tutte comprese tra i 25 e i 45 anni. L’ultimissima generazione, insomma. Le prima delle tre mostre sarà L’interiorità, lo sguardo dentro, che inaugura il 25 gennaio per concludersi il 9 febbraio. Le dieci artiste coinvolte raccontano la capacità tutta femminile di guardarsi, appunto, dentro. Attraverso la proiezione dei propri ricordi e delle proprie paure nella fotografia, come Angela Loveday, o scegliendo l’autoritratto emotivo, come Ilaria Margutti. Con una dose massiccia di ironia, come Vania Elettra Tam, Marina Calamai e Alice Olimpia Attanasio, o con un linguaggio potentemente lirico come Tamara Ferioli. Catalogando i ricordi in monumenti alla nostalgia, come Rossella Roli, o rintracciando nei segni del viso le storie dell’anima, come Vania Comoretti. Raccontando favole antiche, come Anna Madia, o scegliendo uno sguardo mistico, come Erica Campanella. I due appuntamenti seguenti saranno Lo sguardo sul mondo (che si svolgerà dalla fine di giugno a cavallo dell’estate) e Gli spazi del sogno (da dicembre più o meno a febbraio 2015).

Ilaria Margutti, E CORPORE MEDENDO Sindone - ricamo e nastro su tela 90x200cm 2012

Ilaria Margutti, E CORPORE MEDENDO Sindone – ricamo e nastro su tela 90x200cm 2012

2) In che modo il tuo essere donna ha condizionato la tua professione, ci racconti il tuo punto di vista a riguardo?

 A.R:  Ops… Essere donna e mamma e lavorare nel campo dell’arte significa che nel bel mezzo di un’intervista a un grande della fotografia – mi è successo la settimana scorsa – squilla il telefono e ti chiamano da scuola perché il piccolo ha mal di pancia… E ti senti rinfrancata quando scopri che qualcuno può accorrere al posto tuo e che, in fondo, questa tua défaillance al grande della fotografia ha fatto pure un po’ simpatia. Significa interrompere una telefonata o la scrittura di un testo perché qualcuno ti chiama per latino o matematica… Ma va bene così. Significa anche però, e questa è la parte più interessante, acquisire uno sguardo diverso sulla realtà. Io, per esempio, non riesco a non pensare che ciò che oggi riteniamo bellezza e arte (e in particolare la bellezza e l’arte con cui mi confronto ogni giorno) sarà l’ambiente estetico nel quale cresceranno i miei figli. Certo, come donna e come mamma (io sono la tipica mamma italiana, l’avrai capito, molto chioccia e presente…) ho dovuto inventarmi tempi impossibili e ritagliare spazi improbabili, fare rinunce, convivere con sensi di colpa vari e via dicendo, ma si sa, è una vecchia storia e va bene così.

3) Secondo l’esperimento sociale di Angelo Froglia la critica d’arte serve più al mercato dell’arte che al resto. Qual è il tuo punto di vista ?

A.R: L’esperimento sociale di Angelo Froglia è, a tutti gli effetti, una grande performance. E direi che si possono rintracciare nel suo lavoro le radici della provocazione contemporanea, da Cattelan in giù. Certo, la critica d’arte è funzionale al mercato, non potrebbe essere diversamente. Ma sono convinta che non basti un buon marketing, per quanto griffato, a creare l’arte che resta. Credo che la critica – proprio come l’arte di cui si occupa – si possa valutare solo nel lungo periodo. Adesso siamo in grado di dare un peso, con una certa lucidità, al lavoro della critica di trent’anni fa. Personalmente sono un’istintiva e più che da grandi ragionamenti, da correnti, simmetrie e affinità tra artisti mi lascio guidare dal cuore e dalla pancia (sarà qui la risposta alla domanda precedente? Sulla mia percezione dell’arte, così viscerale e forse un po’ “uterina”?). E penso, lavorando io soprattutto con artisti giovani, che il cuore e la pancia siano fondamentali: quell’intesa immediata che ti fa vivere il rapporto con l’artista come un colpo di fulmine, quella sensazione di pace e di pienezza che si prova quando si entra nello studio giusto (e quando ci si trova a toccare, a vivere, ad annusare le opere d’arte giuste) sono impagabili e valgono mille volte di più di qualsiasi valutazione economica, per il presente e per il futuro.

T.Ferioli-Se non tocco il suolo mi sembra di non essere qui-2013-100x250cm

Tamara Ferioli-Se non tocco il suolo mi sembra di non essere qui-2013-100x250cm

 GRAZIE AD ALESSANDRA PER LA SUA AUTENTICITA’ E DISPONIBILITA’

E GRAZIE A TUTTI VOI !

Più di19.600 visite al mese!

“SIAMO UNA SQUADRA FORTISSIMI!”

Fatemi sentire la vostra voce!

Scrivetemi cosa ne pensate di questo bellissimo progetto e per chi fosse interessato eccovi altre info:

FEMMINILE, PLURALE – Biffi Arte Piacenza – 25 gennaio 2014

Femminile, plurale. Primo Atto | L’interiorità, lo sguardo dentro 
Dal 25 Gennaio 2014 al 09 Marzo 2014
PIACENZA
LUOGO: Galleria Biffi Arte
CURATORI: Alessandra Redaelli
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 0523 1720408
E-MAIL INFO: galleria@biffiarte.it
SITO UFFICIALE: http://www.biffiarte.it/
Smack!
Daniela
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2 pensieri su “Un progetto in 3 parole/ Femminile, plurale/ con Alessandra Redaelli

  1. Che bello Dani questo tuo blog. Verrebbe voglia di pensare ad un libro che raccoglie le testimonianze di uno straordinario periodo. Queste tue interviste pongono sempre l’accento “sul fare”, dimostrando che la crisi si vince facendo comunque , con ciò che si ha; con volontà e passione. Credo che siano gli stessi afflati che portavano gli artisti ad operare nell’immediato dopoguerra, quando in giro non c’era veramente nulla.

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